SILVY ARBOLA, una storia professionale costruita accanto alle persone

Sono Silvy Arbola, Educatrice alla Nutrizione Consapevole e ideatrice del Metodo Silvy Arbola. Il mio modo di lavorare nasce da anni di esperienza nelle relazioni d’aiuto, nei servizi pubblici, nella salute mentale e nella formazione nutrizionale. Esperienze diverse, unite da uno stesso principio: osservare la persona nella sua complessità, considerando storia, abitudini, emozioni, contesto e risorse.

Da questo sguardo nasce il mio approccio alla nutrizione consapevole.

UN PERCORSO PROFESSIONALE COSTRUITO SUL CAMPO

A 21 anni avevo già incontrato una domanda che, in forme diverse, mi avrebbe accompagnata per tutta la vita professionale: che cosa accade alla persona, oltre ciò che possiamo osservare dall’esterno?

In quegli anni nacque il mio primo lavoro dedicato agli aspetti psicologici del diabete, a partire da un’esperienza di screening sulla popolazione della Spezia e dalla collaborazione con il Centro Antidiabetico dell’Ospedale.

Da lì prese forma un lungo percorso nelle relazioni d’aiuto e nella psichiatria territoriale, in costante raccordo con i servizi ospedalieri, le famiglie e le diverse figure della rete coinvolte intorno alla persona.

Ho lavorato anche in situazioni familiari complesse, collaborando con i servizi e con l’autorità giudiziaria nella tutela di minori esposti a condizioni di grave fragilità o maltrattamento. Un lavoro che richiedeva protezione, responsabilità, ascolto e, quando possibile, la ricerca di nuove possibilità anche all’interno delle relazioni familiari.

Successivamente il mio percorso è proseguito nei servizi pubblici, anche con responsabilità organizzative e gestionali. Esperienze molto diverse hanno consolidato in me un principio che non ho più abbandonato: nessuna persona coincide con il problema che sta vivendo.

IMPARARE A VEDERE LE CONNESSIONI

Anni di lavoro accanto a persone e famiglie mi hanno insegnato che ciò che appare in primo piano raramente racconta tutta la storia.

Una difficoltà può intrecciarsi con relazioni, ambiente, condizioni sociali, abitudini, storia personale, fragilità e risorse che spesso diventano visibili soltanto quando si impara ad ascoltare senza fermarsi alla prima spiegazione.

Il lavoro in équipe e il confronto continuo con professionalità diverse mi hanno insegnato il valore della rete: non isolare il problema dalla persona e non isolare la persona dal contesto in cui vive.

Ho visto quanto potesse essere importante ricostruire legami, riattivare risorse, favorire autonomia e accompagnare persone che avevano perso progressivamente spazi di relazione e partecipazione alla vita quotidiana. Questa esperienza ha formato profondamente il mio modo di lavorare:

prima di proporre una direzione, comprendere; prima di isolare un problema, vedere le connessioni.

È uno sguardo che ho continuato ad approfondire attraverso lo studio e la formazione e che, molti anni dopo, avrei portato anche nell’ambito della nutrizione.

FORMAZIONE E STUDIO CONTINUO

Non ho mai smesso di studiare.

Per me la formazione non è mai stata un capitolo separato dal lavoro. Studio ed esperienza sul campo hanno proceduto insieme, alimentandosi reciprocamente: ciò che incontravo nella pratica generava nuove domande, e la conoscenza mi offriva strumenti per osservare con maggiore profondità e responsabilità.

La Laurea in Scienze del Servizio Sociale ha dato struttura alle competenze maturate nelle relazioni d’aiuto e nel lavoro con persone, famiglie e servizi.

La specializzazione universitaria in Psichiatria di Rete presso l’Università di Parma ha approfondito un approccio interdisciplinare fondato sulla comprensione della persona all’interno della rete di relazioni, risorse e servizi che la circondano.

Per circa vent’anni, durante l’esperienza nei servizi di Salute Mentale, lo studio è proseguito attraverso una formazione professionale continua, con corsi di qualificazione e aggiornamento organizzati dall’ASL della Spezia.

La ricerca è continuata anche negli anni successivi, fino al Master universitario di I livello in Nutrizione Clinica, concluso con 110/110, che ha aperto una nuova fase del mio percorso di studio e approfondimento nell’ambito della nutrizione.

Titoli, formazione continua ed esperienza non hanno rappresentato per me strade separate.

Ho sempre studiato per comprendere meglio ciò che incontravo nella realtà, e ho sempre riportato ciò che studiavo nella pratica.

L’INCONTRO CON LA NUTRIZIONE

Dalla conoscenza alla vita quotidiana

L’approfondimento della nutrizione ha aperto una nuova fase del mio percorso.

Studiare nutrienti, alimenti e processi fisiologici per me non è mai significato fermarmi alla teoria. Ho sentito subito il bisogno di portare ciò che imparavo nella quotidianità, verificando come conoscenza, gusto, abitudini e sostenibilità potessero convivere nello stesso piatto.

La cucina è diventata così anche uno spazio di ricerca e sperimentazione: scegliere gli ingredienti, comprenderne le caratteristiche, combinarli e trasformarli in piatti capaci di unire qualità nutrizionale e piacere del cibo.

Anche le esperienze professionali legate all’alimentazione collettiva e alle mense scolastiche mi hanno mostrato quanto mangiare non sia mai soltanto una questione di nutrienti. Entrano in gioco educazione, cultura, organizzazione, famiglia, preferenze e vita quotidiana.

È diventato sempre più evidente che:

conoscere ciò che sarebbe utile mangiare non significa automaticamente riuscire a trasformarlo in una scelta possibile e continuativa.

Ed è proprio in questo spazio — tra conoscenza e vita reale — che ha iniziato progressivamente a prendere forma il Metodo Silvy Arbola.

LA VITA CHE HA FORMATO IL MIO SGUARDO

A diciotto anni ho lasciato Pantelleria e sono partita.

È iniziato così un percorso che non avrei potuto immaginare e che, negli anni, mi avrebbe attraversata come donna, madre, professionista e persona.

Sono diventata madre molto giovane. La maternità mi ha messa presto davanti alla responsabilità di scegliere, proteggere, ricominciare e continuare a costruire anche quando la vita prendeva direzioni diverse da quelle immaginate. In quegli anni è diventata centrale anche la mia ricerca spirituale. L’incontro con Cristo e l’esperienza vissuta nel movimento di Comunione e Liberazione hanno aperto un lungo tempo di domande, discernimento e ricerca di senso, fino a condurmi per diversi anni a una scelta di vita religiosa. È stato un periodo intenso, che mi ha insegnato il valore dell’ascolto, del silenzio, della responsabilità e della ricerca interiore.

Poi la vita mi ha portata verso una nuova scelta. L’incontro con Carlo ha aperto un’altra stagione della mia storia e una nuova esperienza di famiglia. Oggi sono madre di due figli e nonna di due bambine.

Guardando indietro, non vedo un percorso lineare. Vedo partenze, incontri, responsabilità, fede, cambiamenti e nuove possibilità. Esperienze che mi hanno insegnato quanto sia riduttivo definire una persona attraverso un solo momento della sua vita. Forse è anche per questo che, davanti a una persona, continuo prima di tutto a chiedermi che cosa della sua storia non è ancora visibile.